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Un paese vivace ed ospitale,
tollerante e gentile ci ha accolto
con la bellezza delle città, la diversità dei
paesaggi, lo splendore dei monumenti, il fascino
di millenarie civiltà.
Abbiamo visto molti contrasti: donne scollate e in gonna
corta; abbiamo incontrato nere donne velate e
ragazze in jeans con i capelli al vento.
Abbiamo visto i Drusi che, tranne i “saggi”, non
si coprono.
Nel quartiere est di Damasco ci siamo imbattuti in un
tabernacolo con le immagini della Madonna e del
Cristo a poca distanza dalle moschee dove siamo
entrati ed abbiamo scorto Sunniti e Sciiti che
esprimevano modi diversi di devozione e di
preghiera.
Abbiamo un po’ assaporato la dolcezza del vivere mangiando
(bene) in buoni ristoranti bevendo tè caldo a
tutte le ore, assistendo ai giochi liberi e
chiassosi dei bambini, fumato il narghilé dopo
un lauto pranzo. Ma più di ogni cosa siamo stati
conquistati dai magnifici resti, e tanto rimane
ancora sotto la sabbia, delle civiltà che qui si
sono succedute. Abbiamo scoperto un paese
fratello, non solo per la comune origine
mediterranea, ma perché in Siria, come in
Italia, tanti popoli si sono affacciati, tante
culture di sono intrecciate e sono state
rielaborate in modo nuovo ed originale.
Alcune immagini più di altre rimangono indimenticabili.
Aleppo con il suo bazar colorato e
profumatissimo, la cittadella, testimonianza
straordinaria dell’arte islamica, il quartiere
con le case e i fòndachi degli antichi mercanti
armeni.
I resti di Apamea, nella fertile valle
dell’Oronte, straordinario esempio di arte
ellenistico-romana in Medio Oriente.
San Simeone, il gioiello architettonico
più prezioso fra le città morte bizantine.
Damasco una miscela di gloriose eredità e
di modernità, testimonianza di innumerevoli
civiltà delle quali preserva i segni e i
monumenti.
Stupefacente ciò che resta di Palmira, la
grande e ricca città carovaniera del deserto,
dove, accanto alla potenza politica e alla
floridezza degli scambi commerciali, fioriva il
culto della bellezza, come testimoniano gli
splendidi monumenti: il teatro, l’agorà, i
templi. La lunghissima via colonnata si colora
all’alba e al tramonto di una calda luce rosata
che si diffonde su tutte le rovine, nel più
totale silenzio in cui si ode solo il gran vento
del deserto.
Ed è emozionante quanto mai la visita al sito di
Ebla, l’antica città dimenticata tornata
alla luce grazie alla missione archeologica
italiana. Abbiamo visitato gli scavi sul far
della sera, quando le prime ombre rendono più
profonda la visione e la riflessione ed abbiamo
visto i palazzi, la cittadella, i magazzini,
testimonianze di una grande cultura urbana del
III millennio a.C.
Abbiamo visto ciò che resta della sala degli
archivi, dove, nel 1975 sono state trovate le
circa 15.000 tavolette scritte nei già noti
caratteri cuneiformi ma in una lingua diversa da
quelle fino ad allora note, la lingua eblaita
poi rivelatasi la più antica lingua semita
conosciuta.
Ed è stato molto bello ed emozionante rendersi
conto del lavoro comune di italiani e siriani
che da decenni scavano e studiano questa
originale cultura protosiriaca, un grande
contributo che la Siria ha dato alla storia
delle civiltà.
Prof. Lino Campesato
Presidente della Banca di Credito Cooperativo di
Campiglia dei Berici.
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