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L’11 giugno i “pellegrini” della Parrocchia si
ritrovano nel primo mattino per dare inizio a
quella meravigliosa esperienza, che li porterà
fino alla tomba dell’apostolo Giacomo e, ben
oltre, fino all’estremo confine della terra: “fisterra”!
La nostra Roncisvalle è il pullman dell’Elite
viaggi che ci sta portando alla Malpensa per
l’imbarco verso la terra di Spagna: la
benedizione del Pellegrino, il rito che
si compie nella tarda serata a Roncisvalle,
viene impartita da don Pietro.
Il viaggio è tranquillo e l’Iberia si dimostrerà
per noi una compagnia puntuale e precisa. Si
atterra in perfetto orario a Madrid e si
riparte sempre puntuali per Pamplona.
L’ingresso nella città della fiera di
san Firmin e della tradizionale corsa libera dei
tori ci immerge subito in una realtà diversa
dalla nostra città; nel breve ma denso giro
turistico incominciamo a capire la civiltà
spagnola, con le sue imponenti cattedrali
gotiche, la plaza maior, le vie del
centro strette e con case variopinte e
arricchite da pittoreschi balconi, il municipio
della città… Il momento turistico accompagnerà
questo viaggio, che comunque vuol restare un
pellegrinaggio, ripercorrendo la Via
francese del Cammino di Santiago,
partendo da Pamplona.
E subito la mattina del 12, durante il breve
trasferimento, la preghiera del salmo 1, il
salmo delle due vie, apre quella che diverrà
la giornata dell’ENTUSIASMO,
necessario per poter vivere un’esperienza e
iniziare un cammino; ci ritroviamo in aperta
campagna e ci accoglie un gioiello, la chiesa
romanica di Eunate, dedicata alla
Vergine Maria. Santa Maria del cammino è
il canto - veramente adatto - che innalziamo:
sta per iniziare il nostro primo tratto a piedi,
da qui fino al Puente della Reina,
passando per il piccolo borgo di Obanos.
Qualche strappo iniziale verso Obanos è
faticoso; nel centro di questo simpatico paese,
dominato dalla piazza, dalla chiesa di S. Juan
Batista e dalla porta di ingresso, un simpatico
incontro con un primo pellegrino: un signore
belga con il suo mulo. Pina, memore dell’esperienza
in Giordania, subito rincorre il mulo e lo mette
sul chi va là! ma per fortuna la strada verso
Puente de la Reina è in discesa! Celebriamo la
messa nella chiesa di Santiago el Major
con la celebre statua dell’Apostolo,
popolarmente nota con il nome di “el betza”.
Un caffè veloce, l’attraversamento del piccolo
borgo, una sosta al ponte, dove si congiungono
tutte le vie che portano a Compostella, per
qualche scatto fotografico e il nostro giovane,
ma bravissimo autista ci aspetta per condurci
attraverso l’antica via romana, in un paesaggio
collinare ricoperto da campi di grano verso la
città di Estella, residenza nel
XII secolo del re di Navarra. L’orario del
passaggio in questa città medioevale – è
mezzogiorno - ci impedisce di entrare nella la
chiesa di San Pedro de Rua, che possiamo
solo contemplare dall’esterno; poi ad ammirare
lo stupendo portale romanico – considerato
appunto un capolavoro di questo stile - della
chiesa di San Miguel. Di nuovo in
pullman verso Logroño per il
pranzo, ma l’importante è sapere che siamo nella
Rioja, la regione che dà il nome ad un vino dal
marchio famoso. Si riparte poi verso Santo
Domingo de la Calzada, una delle tappe
più importanti del cammino. Porta il nome del
santo che la fondò per assistere i pellegrini.
Ricca di opere d’arte la cattedrale con
le navate a forma gotica e l’abside romanica ha
un particolare curioso: un pollaio che
ospita un gallo ed una gallina, in ricordo di un
episodio accaduto nella cittadina secoli fa. La
visita contempla anche un giro veloce per il
Museo. Una breve sosta al Parador per
una bibita e di nuovo in pullman; lasciamo la
Rioja per entrare nella meseta castigliana e
scendere verso Burgos
Il 13 mattino lo dedichiamo alla visita di
Burgos, ma lo iniziamo con la santa messa nella
cappella di Santa Tecla in Cattedrale,
verso le 9.
Ci incontriamo con la guida che ci aiuterà nella
scoperta dei tesori della Cattedrale, con
guglie, pinnacoli, torri e il suo possente
tiburio ottogonale e il museo; poi un rapido
giro nel centro della città per uno sguardo alla
casa del Cordon.
Dopo pranzo lasciamo Burgos diretti verso
Boadilla del cammino, un piccolo
borgo dal bellissimo rollo gotico con tutte le
case in tapial. Iniziamo la seconda tappa a
piedi: la percorreremo a coppie, distanziate
una ventina di metri l’una dell'altra; durante
il tragitto siamo invitati ad alternare momenti
di silenzio con momenti di preghiera di coppia e
di dialogo. Il tragitto è tutto piano e
Fromista dista 6 chilometri e mezzo: un
canale di bonifica ci accompagna per lunga parte
del percorso, mentre fiori, soffioni, piccole
lumachine e il canto degli uccelli ci fanno
compagnia nella RISCOPERTA delle
cose che contano..
Arriviamo a Fromista, importante centro agricolo
romano, chiamata ”Frumesta” probabilmente per
l’abbondanza del grano dei suoi terreni: una
rinfrescata, il timbro al Centro del Turismo e
una visita alla chiesa di San Martin,
unico resto di un precedente monastero fondato
nel 1066; tre navate, due torri cilindriche ai
lati della facciata, ciborio ottogonale,
capitelli con raffigurazioni: veramente un
piccolo gioiello.
La destinazione finale di questa giornata è
Leon: una cittadina deliziosa, e ci
accomodiamo al nostro hotel, a duecento metri
dal lussuosissimo Paradores de San Marcos.
Anche la mattina della nostra quarta giornata
inizia con la Santa Messa nella Cattedrale: ci
viene riservato l’altare maggiore della
Cattedrale, dominato da una splendida pala
dedicata alla Vergine Maria, così come alla
“Vergine bianca” è dedicata la celestiale
cattedrale, che con le sue vetrate coloratissime
ci immerge in una atmosfera di paradiso.
Il Camino ci porterà verso la Basilica di
Sant’Isidoro, che ci permette anche di
ammirare il palazzo opera di Gaudì,
oggi sede di una banca. Visitiamo il gioiello
della basilica: il Panteon de los Reyes,
decorato da preziosissimi affreschi romanici
unici al modo. Una sosta nella Basilica per la
preghiera all’Eucaristia, solennemente e
perennemente esposta; cantiamo insieme T’adoriam,
ostia divina.
Riprendiamo il viaggio verso Astorga,
la “Asturica Augusta” di 2000 anni fa. Una
cattedrale gotica con un’imponente facciata è
alla nostra vista; purtroppo la cattedrale,
vista l’ora, è chiusa e non possiamo entrare;
ammiriamo anche il Palazzo episcopale,
opera neogotica di Gaudì. Un pò di tempo libero
per acquistare le leccornie tipiche di questa
città: cioccolato e mantecadas, tanto per
occupare un po’ lo stomaco, visto che al
ristorante ci aspetta il cocido maregato,
un piatto tipico molto gustoso, che definire
“leggero” potrebbe risultare blasfemo! Ma prima
di andare al ristorante mi viene consegnato
ufficialmente il bordone con la zucca e la
concha.
Si riparte per una breve visita “fuori
programma”: diventerà famosa perché, appena
scesi dal pullman un violento acquazzone ci
sorprende, mentre iniziamo la visita di
Castrillo de los Polvazares un borgo
caratteristico che ci richiama alla mente la
città che muore, Civita di Bagnoreggio. Ci
ripariamo nel portone di ingresso di un piccolo
ristorantino, dove la simpatica padrona mi
mostra orgogliosa la sua foto con Giovanni Paolo
II; anch’io accetto di posare con lei: non si sa
mai!!!
Ci aspetta una tappa a piedi da Fantanebon
alla Cruce de Hierro. sono solo due
chilometri, ma in salita, in montagna. Stupendi
cespugli di ginestre gialle e bianche, tappetini
di erica ci sono di conforto, mentre saliamo
accompagnati dalla preghiera delle Litanie
dei santi. Anche i santi ci stanno
aiutando per giungere a quella croce dove
deporremo un sasso, anche noi compiamo il gesto
che, col tempo, ha formato ai piedi della croce
di ferro una montagna enorme di sassi lasciati
dai pellegrini. Una foto di gruppo scattataci da
ciclisti di Burgos immortala questa tappa.
Abbiamo raggiunto la parte più alta del cammino:
il monte Hirago (1500 metri). In un paesaggio
molto suggestivo la strada comincia a scendere
inoltrandosi nel Bierzo, dove si
susseguono Rego dos Ambros, tipico
paesino montano del Bierzo, e Ponferrada..
Tra le montagne e i boschi fittissimi di questa
zona, tra le case in ardesia e legno.
E’ il quinto giorno, quello del nostro arrivo a
Santiago di Compostella. Dopo colazione
riprendiamo subito il pullman lasciandoci
Ponferrada alle spalle, diretti a
Villafranca del Bierzo, ultima tappa
prima di entrare in Galizia: qui i pellegrini
stremati che non avrebbero potuto continuare il
viaggio ottenevano l’indulgenza passando
attraverso la porta del perdon della
chiesa di Santiago.
Si riparte risalendo tra i boschi la strada
che porta a O Cebreiro,
prima tappa della Galizia a 1293 metri. Il
villaggio è caratterizzato dalle pallozzas,
abitazioni di origine celtica, in pietra con
tetti di paglia. La disponibilità della signora
che è addetta alla custodia della chiesa di
Santa Maria del Real, ci dà la possibilità
della celebrazione dell’eucaristia in quella
chiesa dove avvenne nel secolo XIV un miracolo
eucaristico, che ci ricorda quella della nostra
chiesa di Santa Maria in Vado.
L’eucaristia, in questa chiesa tanto raccolta e
semplice, dominata da una stupenda croce e da un
statua lignea della Vergine con bambino - che
sembra manifestare il suo stupore guardando
all’altare dove ogni volta si compie il miracolo
dell’eucaristia – è vissuta a detta di tutti in
maniera molto intensa.
Prima di ripartire qualche acquisto d’obbligo,
un buon caffè (si fa per dire) e di nuovo
ripartiamo in un lungo trasferimento verso il
Monte del Gozo, quel monte appunto
definito della gioia, quella gioia che il
pellegrino prova nel vedere finalmente apparire
le torri della Cattedrale di Santiago.
La foto di gruppo è d’obbligo sotto l’enorme
monumento bronzeo dei due pellegrini che
esultano nel vedere la cattedrale. Iniziamo la
nostra ultima tappa a piedi lungo i quattro
chilometri che porteranno alla Cattedrale. La
prima parte è in discesa lungo la collina; il
gruppo è un po’ indisciplinato: c’è chi corre e
c’è chi non finisce mai di scattare foto o fare
riprese! E’ in programma il canto - che è
espressione della gioia cristiana – riusciamo sì
a cantare, ma non si sente la coralità del
gruppo; poi appena terminato lo scollinamento e
entriamo in città “finisce” il senso del
pellegrinare.
Nell’avvicinarci sostiamo alla Capilla de
animas, la chiesa del suffragio per le anime
del purgatorio, dove sostiamo sì per
guardare la massiccia Via Crucis, ma soprattutto
per pregare di nuovo coloro che ci hanno
aiutato, facendoci entrare – cosa straordinaria
– in Santiago con il sole e il cielo azzurro.
Poi ci avviciniamo alla Cattedrale dal lato
Nord, ed entriamo per i lato Est. La lunga
spiegazione ci conduce metro dopo metro a
cogliere le ricchezze di questo monumento, ma
anche ad entrare nella vera spiritualità del
pellegrino, dando onore alle reliquie
dell’apostolo. Ci aiuta anche a cogliere alcuni
gesti o riti tradizionali che il pellegrino
compie entrando dal lato dello stupendo
Portico della gloria: mettere la mano
nell’impronta, mettere la mano nella bocca dei
mostri, la testata al santo dei bernoccoli,
toccare i piedi del Re David.
Usciamo dalla Cattedrale, ammiriamo la stupenda
Plaza do Obradoiro, il Palacio do Rayoi, il
Collegio de San Jeronimo e l’Hostal de los Reyes
Catolicos, oggi Parador Nacional.
Il penultimo giorno del nostro pellegrinaggio
contempla un’escursione verso Fisterra,
all’estremo confine della terra, sugli scogli
dell’Atlantico.
La prima sosta è ad un piccolo borgo
Puente Maceira, un ponte romano sul
Tambre, con la chiesa di San Blas: dieci
minuti di sosta (che in realtà diventeranno
venti, perché oggi siamo benevoli), per una
fotografia alle splendide cascatelle del fiume,
viste dal ponte. Si riparte per Muxia,
sull’Atlantico, la cittadella tristemente famosa
per il naufragio della petroliera Prestige.
Ci incamminiamo verso il santuario di Nuestra
Señora de la Barca, incollato sulle rocce
che trattengono l’oceano e non invada la terra
di Spagna. Secondo la tradizione ci sono due
sassi che servono per curare il male di testa e
il male di schiena; diventano la preda dei più
audaci.La prossima metà è Cabo Finisterre,
il Km 0,0 del Cammino.
Un ottimo pranzo con sangria a volontà e
pesce fresco e buono rallegra il cuore
della compagnia.
Una tappa al piccolo borgo marino di Muros:
ci è data mezz’ora di libertà per andare a
vedere la piazza del municipio, la chiesa di
San Pietro o le viuzze di questo simpatico
paese di mare.
Chi vuole è invitato alla messa in Cattedrale
alle 19.30: molti vi partecipano. La presiede un
Canonico della cattedrale, che gentilmente
all’inizio dell’omelia saluta in italiano il
nostro gruppo e ci augura un felice esito del
pellegrinaggio alla tomba di San Giacomo.
A tavola, alla fine della cena mi commuove il
grazie del gruppo che mi consegna una simpatica
“zirudela” con un butafumeiro; però è troppo
piccolo per poterlo usare a San Benedetto e
attirare così i turisti nella nostra chiesa.
E’ l’ultimo giorno, il giorno del saluto alla
Cattedrale, dove iniziamo la giornata con
l’eucaristia nella Cappella della Madonna del
Pilar. La Parola di Dio, propria della
liturgia di San Giacomo, ricorda l’episodio dei
due figli di Zebedeo e Gesù richiama l’impegno
del SERVIZIO per chi vuol essere
il più grande. Non poteva esserci Parola più
giusta per il nostro rientro in comunità: questa
esperienza del Cammino deve insegnarci
l’importanza del servizio nella vita cristiana,
nella comunità, nelle nostre famiglie.
Ci rimane del tempo libero; gli ultimi acquisti
e poi operazioni di imbarco veloci, puntualità
dell’Iberia, bagagli tutti arrivati – bordone
compreso – all’aeroporto della Malpensa.
Lungo il tratto che ci porta a Ferrara ci
“raccontiamo” l’esperienza: non ci sono
lamentele da parte degli uomini neanche alle 21,
quando inizia la partita dell’Italia! Che volete
di più! Una bella ed entusiasmante esperienza.
Arrivederci alla prossima.
don Pietro
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